Riassunto
Il presente contributo analizza le colture arboree «minori» nella fascia costiera della Terra di Bari tra il X e i primi decenni del XIX secolo, adottando un approccio d’indagine quali-quantitativo che segue la progressiva affermazione di queste colture nel territorio. La ricerca si basa su un corpus eterogeneo di fonti edite e inedite: pergamene, atti notarili, obituari, apprezzi, catasti, platee, cabrei e resoconti di viaggiatori. I risultati mostrano come, accanto alle colture dominanti dell’olivo e della vite – che definivano quella che Salvemini ha denominato «società dell’albero» –, gli alberi da frutta svolgessero nel Medioevo una funzione integrativa destinata all’autoconsumo o al mercato locale, per trasformarsi a partire dal Cinquecento in produzioni orientate all’esportazione. Mandorlo, fico e carrubo si inserirono così nei circuiti commerciali mediterranei ed europei, contribuendo all’integrazione della Terra di Bari nel sistema degli scambi internazionali, affiancandosi – senza sostituirle – alle tradizionali esportazioni di olio e vino.
abstract
This article examines the so-called “minor” tree crops cultivated along the coastal zone of the Terra di Bari between the tenth century and the early nineteenth, drawing on a mixed qualitative and quantitative approach to trace their gradual consolidation across the territory. The study relies on a heterogeneous corpus of both published and unpublished primary sources, including parchment documents, notarial records, obituaries, property appraisals, land registers, platee, cabrei, and travellers’ accounts. The findings demonstrate that, alongside the dominant crops of olive and vine – which defined what Salvemini termed the società dell’albero (“tree society”) – fruit trees fulfilled a supplementary role throughout the medieval period, supplying household consumption and local markets, before undergoing a significant transformation from the sixteenth century onwards into export-oriented commodities. Almond, fig, and carob consequently entered Mediterranean and European commercial networks, furthering the integration of the Terra di Bari into broader international trade systems while complementing – rather than displacing – the region’s traditional exports of oil and wine.